Il Quotidiano Carpinista www.sprofondamente.splinder.com pubblica in questi giorni un trafiletto preso da repubblica a sostegno di certe ottuse teorie di bassa estrazione razzista che meritano di essere commentate.
La stampa. Non voglio in queste righe affrontare l'annosa questione dello sciacallaggio della stampa, sempre così veloce nel gettarsi sopra il sensazionalismo di certe notizie da telenovela come le baby gang, ma semplicemente far notare che ad agni giro di decade compare, a beneficio dei musilunghi e dei benpensanti, una nuova forma di violentatori e deliquenti giovanili che assumuno ora questi ora quelli i tratti somatici degli immigrati di turno. Ma non solo. Milano è per certo sempre lo scenario prediletto di queste baby gang e le ambientazioni sono sempre angosciosamente dell'urbe cupa e cunicolare della metro o delle stazioni, dipinte per noi nella mente dai film americani come Il giustiziere della notte, I guerrieri della notte, La calda notte dell'ispettore Tibbs.
La notte. Nel buio totale della mente ci si gingilla quindi con simili storture della percezione, credendo che un gruppo di giovani rinminchioniti dalla miseria o dalla scarsità di offerta culturale delle cttà, debbano essere additati come i nuovi nemici del vivere civile, o peggio ancora come le nuove truppe del male da sconfiggire per pagare il dazio alla supremazia di una discendenza superioe. Oggi ci sono i sudamericani. Di tanto in tanto ricompaiono gli zingari, negli anni novanta però erano gli stessi Italiani che nei veicoli del servizio pubblico taglieggiavano i loro coetanei della società bene, derubandoli di cellulari, soldi e giubbotti.
Moda. La tendenza ciclica che si ripropone con scoraggiante continuità è quindi l'ossesiva ricerca di un gruppo, un branco, un simbolo che plachi la sete di vendetta dell'uomo medio nei confronti dei propri simili. E tutto ciò ha un senso perchè così si evita di pensare alle questioni davvero interessanti che affligono la nostra vita. Ciechi totali delle otto ore non vogliono che sia messa in discussione la loro monolitica fede nell'intimo tripitaka familiare fatto di calcio, macchina e pastasciutta. E per difendere il parco gruzzoletto accumulato è sempre bene sostare in limine di un discorso escatologico che fomenti la paura nel prossimo, anzichè l'amore per gli esseri.
Genova. Città dal nome brabaro /Campana Montale Sbarbaro. Genova è una città mervigliosa. Di sicuro meno dormiente di Firenze, più attenta alle questioni sociali. Le attività che da qualche anno alcune associazioni e cooperative sociali tra le quali San Benedetto del Porto stanno svolgendo con gli immigrati, sono azioni rivolte a tamponare l'assenza delle istituizioni o la bassa offerta educativa delle scuole o dei servizi in generale. Lavoare in strada non è affatto facile, e gli operatori di strada non sono certo gente che si arricchisce alle spalle dei contribuenti, (in termini economici per lo meno non di sicuro). Genova è una città in trasformazione, convivono ancora (ma ancora per poco) due realtà agli antipodi; una, quella in via d'estinzione, portuale, greve, sudata, letteraria e perchè no anche violenta, e l'altra, in pieno slancio, givanile, imprenditoriale, svoltante, trentenne ardente e perchè no volgare. La via di mezzo quasi non esiste tra i caruggi della città vecchia, e da che Genova è Genova, da Porta Principe alla Calata delle Grazie, c'è sempre stato un rimoscolarsi di idiomi, lingue, dialetti ed provincialismi. Qui s è sperimetato pima che altrove il meltin' pot. Qui , più che altrove, il novecento si è espresso con un'allure irripetibile.
Stile. Proprio non si intravede neppure dal punto di vista della provocazione, che è il taglio che spesso risulta più accativante negli articoli del Quotidiano Carpinista. Però dà da pensare, e certo a me ha dato di che scrivere. In ogni caso vi lascio anch'io con un trafiletto, ricordandovi che il caso non eiste e che tutto ne è parte.
«Vuoi andare in Italia? Devi pagare»
Il business dei visti per chi vuole emigrare attorno all'ambasciata italiana a Quito, Ecuador
Il «contatto» del manifesto con un «intermediario» attraverso un'immigrata ecuadoriana a Genova. «Mi serve il nulla osta per portare un bambino in Italia». «Ci vogliono 200 dollari per l'appuntamento con l'ambasciata». Ma si arriva fino a 3 mila. Niente contanti, puntualità garantita
Manifesto 10/04/2004
Alessandra Fava




Il libro di Simona Baldanzi, edito da Fanzi, 189 pp € 13,50 è una lettura piacevole e veloce.
Inaffidabile è bello. Dovrebbero darci un foglio e una pensione. Saremmo così liberi che so di firmare assegni, entrare nei privè esclusivi delle feste dei vip, avere un posto come commesso in parlamento, sfondare nel mondo della politica, creare delle società totalmente inaffidabili.
Concorsi pubblici ad personam, offerte di lavoro come specchietti per le allodole nella complicata rete dei CPI (centri per l'impiego), banche dati Eures, appalti, gare e concorsi. Era più divertente Silvan, o Toni Binarelli. Che capigliature rassicuranti, che modi gentili da illusionisti votati al trucco con finalità ludiche. Che tempi ragazzi! A signa oggi c'è il mercato. in queste quattro righe c'è già abbastanza materiale per una puntata di Ai confini della realtà. Tanananananananaaaaaaaaaaaa
