mercoledì, 11 aprile 2007

Il Quotidiano Carpinista www.sprofondamente.splinder.com pubblica in questi giorni un trafiletto preso da repubblica a sostegno di certe ottuse teorie di bassa estrazione razzista che meritano di essere commentate.

La stampa. Non voglio in queste righe affrontare l'annosa questione dello sciacallaggio della stampa, sempre così veloce nel gettarsi sopra il sensazionalismo di certe notizie da telenovela come le baby gang, ma semplicemente far notare che ad agni giro di decade compare, a beneficio dei musilunghi e dei benpensanti, una nuova forma di violentatori e deliquenti giovanili che assumuno ora questi ora quelli i tratti somatici degli immigrati di turno. Ma non solo. Milano è per certo sempre lo scenario prediletto di queste baby gang e le ambientazioni sono sempre angosciosamente dell'urbe cupa e cunicolare della metro o delle stazioni,  dipinte per noi nella mente dai film americani come Il giustiziere della notte, I guerrieri della notte, La calda notte dell'ispettore Tibbs.

La notte. Nel buio totale della mente ci si gingilla quindi con simili storture della percezione, credendo che un gruppo di giovani rinminchioniti dalla miseria o dalla scarsità di offerta culturale delle cttà, debbano essere additati come i nuovi nemici del vivere civile, o peggio ancora come le nuove truppe del male da sconfiggire per pagare il dazio alla supremazia di una discendenza superioe. Oggi ci sono i sudamericani. Di tanto in tanto ricompaiono gli zingari, negli anni novanta però erano gli stessi Italiani che nei veicoli del servizio pubblico taglieggiavano i loro coetanei della società bene, derubandoli di cellulari, soldi e giubbotti.

Moda. La tendenza ciclica che si ripropone con scoraggiante continuità è quindi l'ossesiva ricerca di un gruppo, un branco, un simbolo che plachi la sete di vendetta dell'uomo medio nei confronti dei propri simili. E tutto ciò ha un senso perchè così si evita di pensare alle questioni davvero interessanti che affligono la nostra vita. Ciechi totali delle otto ore non vogliono che sia messa in discussione la loro monolitica fede nell'intimo tripitaka familiare fatto di calcio, macchina e pastasciutta. E per difendere il parco gruzzoletto accumulato è sempre bene sostare in limine di un discorso escatologico che fomenti la paura nel prossimo, anzichè l'amore per gli esseri.

Genova. Città dal nome brabaro /Campana Montale Sbarbaro. Genova è una città mervigliosa. Di sicuro meno dormiente di Firenze, più attenta alle questioni sociali. Le attività che da qualche anno alcune associazioni e cooperative sociali tra le quali San Benedetto del Porto stanno svolgendo con gli immigrati, sono azioni rivolte a tamponare l'assenza delle istituizioni o la bassa offerta educativa delle scuole o dei servizi in generale. Lavoare in strada non è affatto facile, e gli operatori di strada non sono certo gente che si arricchisce alle spalle dei contribuenti,  (in termini economici per lo meno non di sicuro). Genova è una città in trasformazione, convivono ancora (ma ancora per poco) due realtà agli antipodi; una, quella in via d'estinzione, portuale, greve, sudata, letteraria e perchè no anche violenta, e l'altra, in pieno slancio, givanile, imprenditoriale, svoltante, trentenne ardente e perchè no volgare. La via di mezzo quasi non esiste tra i caruggi della città vecchia, e da che Genova è Genova,  da Porta Principe alla Calata delle Grazie, c'è sempre stato un rimoscolarsi di idiomi, lingue, dialetti ed provincialismi. Qui s è sperimetato pima che altrove il meltin' pot. Qui , più che altrove, il novecento si è espresso con un'allure irripetibile.

Stile. Proprio non si intravede neppure dal punto di vista della provocazione, che è il taglio che spesso risulta più accativante negli articoli del Quotidiano Carpinista. Però dà da pensare, e certo a me ha dato di che scrivere. In ogni caso vi lascio anch'io con un trafiletto, ricordandovi che il caso non eiste e che tutto  ne è parte.

«Vuoi andare in Italia? Devi pagare»

Il business dei visti per chi vuole emigrare attorno all'ambasciata italiana a Quito, Ecuador
Il «contatto» del manifesto con un «intermediario» attraverso un'immigrata ecuadoriana a Genova. «Mi serve il nulla osta per portare un bambino in Italia». «Ci vogliono 200 dollari per l'appuntamento con l'ambasciata». Ma si arriva fino a 3 mila. Niente contanti, puntualità garantita

Manifesto 10/04/2004

Alessandra Fava

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sabato, 17 marzo 2007

(pro) Loco

Las tardecitas de Buenos Aires tienen ese qué sé yo, ¿viste? Salís de tu casa, por Arenales. Lo de siempre: en la calle y en vos. . . Cuando, de repente, de atrás de un árbol, me aparezco yo. Mezcla rara de penúltimo linyera y de primer polizonte en el viaje a Venus: medio melón en la cabeza, las rayas de la camisa pintadas en la piel, dos medias suelas clavadas en los pies, y una banderita de taxi libre levantada en cada mano. ¡Te reís!... Pero sólo vos me ves: porque los maniquíes me guiñan; los semáforos me dan tres luces celestes, y las naranjas del frutero de la esquina me tiran azahares. ¡Vení!, que así, medio bailando y medio volando, me saco el melón para saludarte, te regalo una banderita, y te digo...


Ya sé que estoy piantao, piantao, piantao...
No ves que va la luna rodando por Callao;
que un corso de astronautas y niños, con un vals,
me baila alrededor... ¡Bailá! ¡Vení! ¡Volá!

Ya sé que estoy piantao, piantao, piantao...
Yo miro a Buenos Aires del nido de un gorrión;
y a vos te vi tan triste... ¡Vení! ¡Volá! ¡Sentí!...
el loco berretín que tengo para vos:

¡Loco! ¡Loco! ¡Loco!
Cuando anochezca en tu porteña soledad,
por la ribera de tu sábana vendré
con un poema y un trombón
a desvelarte el corazón.

¡Loco! ¡Loco! ¡Loco!
Como un acróbata demente saltaré,
sobre el abismo de tu escote hasta sentir
que enloquecí tu corazón de libertad...
¡Ya vas a ver!


Salgamos a volar, querida mía;
subite a mi ilusión super-sport,
y vamos a correr por las cornisas
¡con una golondrina en el motor!

De Vieytes nos aplauden: "¡Viva! ¡Viva!",
los locos que inventaron el Amor;
y un ángel y un soldado y una niña
nos dan un valsecito bailador.

Nos sale a saludar la gente linda...
Y loco, pero tuyo, ¡qué sé yo!:
provoco campanarios con la risa,
y al fin, te miro, y canto a media voz:


Quereme así, piantao, piantao, piantao...
Trepate a esta ternura de locos que hay en mí,
ponete esta peluca de alondras, ¡y volá!
¡Volá conmigo ya! ¡Vení, volá, vení!

Quereme así, piantao, piantao, piantao...
Abrite los amores que vamos a intentar
la mágica locura total de revivir...
¡Vení, volá, vení! ¡Trai-lai-la-larará!


¡Viva! ¡Viva! ¡Viva!
Loca ella y loco yo...
¡Locos! ¡Locos! ¡Locos!
¡Loca ella y loco yo

Roberto Goyeneche

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giovedì, 15 marzo 2007

La rosa

La rosa,

la inmarcesible rosa que no canto,

la que es peso y fragrancia,

la del negro jardín en la alta noche,

la de cualquier jardín y cualquier tarde,

la rosa que resurge de la tenue

ceniza por el arte de alquimia,

la rosa de los persas y de Ariosto,

la que siempre está sola,

la que siempre es la rosa de la rosas,

la joven flor platónica,

la ardiente y ciega rosa que no canto,

la rosa inalcanzable.

                                                                    J.L. Borges

Ps.

...Che per davvero per ricopiare il testo ho stroncato la costola del libro. Mannaggia.

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domenica, 11 marzo 2007

Figlia di una vestaglia blu

 

 Il libro di Simona Baldanzi, edito da Fanzi, 189 pp € 13,50 è una lettura piacevole e veloce.

Scritto con semplicità composto con sapienza è una sorta di diario improprio, che pur non presentando le intestazioni ed i titoli scanditi da una cronologia certa, segue la memoria storica dei mesi durante i quali l’autrice ha lavorato alla compilazione della sua tesi: una ricerca sugli effetti sociali dell’alta velocità nel Mugello (pubblicata oggi all’interno del libro Dentro la montagna, società locali alla prova, A. Perulli, Rosenberg& Seiller, 2005, Torino)

La composizione sapiente di cui accennavo sta nella capacità dell’autrice di condurci con abilità e soave armonia attraverso luoghi narrativi ripescati nella vita, nel ricordo e nell’immaginazione.

Al tema portante della ricerca sociologica si arriva piano, piano, leggermente non prima di essere passati negli svolazzanti colori della memoria tra i quali su tutti domina il blu del titolo, il blu della vestaglia da lavoro della madre, che in una catena di metafore e associazioni si porta dietro tanti altri blu: la Cap, la Sita, Modugno, la pastasciutta, le auto dei dirigenti, le manifestazioni degli operai, le cravatte, l’Europa unita…

Capitoli brevi tenuti insieme da una scrittura che l’autrice domina con particolare maestria ci accompagnano nei territori dell’intimità mugellana, ma anche nei topos della vita di noi nati negli anni settanta, figli dei lavoratori del boom economico, deformi anelli di congiunzione tra un passato contadino, ancestrale, terragno ed un futuro fatto di tecnologie a basso costo, eccesso di servizi e aberrazione del concetto di velocità. Generazione che conosce il potere catartico di un’ottava toscana, di un rispetto, di un madrigale di una maggiolata, e il sapore giocoso, eccessivo ma accattivante dei truccosetti, dei frizz, le gomme in granuli che scoppiettavano in bocca, delle penne multicolori-multiodori, insomma delle inenarrabili quantità di soluzioni che la chimica ha potuto inventare combinando le molecole di sintesi del petrolio e i legami (appunto) aromatici.

La storia si dipana certmanete anche d tra gli operai della Cavet. Il metodo dei questionari nella ricerca sociologica qualitativa fornisce all’autrice moltissimi spunti per parlare delle tute arancioni, per la maggior parte alieni venuti dal pianeta sud Italia, i ciechi totali delle otto ore di Nelo Risi. Uomini muscoli e rassegnazione, votati al sacrificio tramandato di padre in figlio, di generazione in generazione. Famiglie divise dalla transumanza del lavoro e dall’abbaglio neo mafioso delle “Grandi Opere”, che da un lato si approfitta del doloroso dramma della disoccupazione e dall’altro distrugge equilibri ancestrali costruiti su delicati ecosistemi. Energie sottili, potenze tutelari dell’unico vero valore che ci rende vivi ovvero la diversità, come l’acqua delle falde e dei torrenti pescosi del mugello, l’aria salubre, l’armonia delle forme di quelle colline che s’apprestano a diventare appennino: tutto distrutto.

Un romanzo di formazione, assolutamente, dove la protagonista passa attraverso tute le fasi dell’eroe proppiano, il viaggio, la ricerca, la battaglia, la sconfitta, l’intercessione di un mentore, ovvero Pietro, l’agnizione nel momento in cui tutto diventa chiaro grazie all’elemento magico (l’appassionata dedizione alla lotta di Pietro che riaccende la passione della protagonista), lo scontro finale, la vittoria, il ritorno al paese.

Uno scritto politico. Ahi por suerte. Si perché nell’era contemporanea non è concepibile altro tipo di scrittura, e su questo concordo con Vargas Llosa. L’attitudine con cui uno scrittore si accinge a violentare una tastiera, a sperperare inchiostro su fogli di carta bianca filigranata deve necessariamente contemplare il senso politico di ciò che produce, altrimenti è carta straccia.

Smuovere gli individui dallo stato di ossessiva dispercezione della realtà è soprattutto un decisivo e necessario richiamo alla vita. Interrompere dei meccanismi di pensiero, Produrrei più/Aumentare la velocità/Azzerare le pause, instillando ragionevoli dubbi sull’utilità di un consenso ottuso e collettivo, che quotidianamente celebra la morte in ogni sua manifestazione, è sano e imprescindibile. Figlia di una vestaglia blu svolge efficacemente questa funzione, e lo consiglio vivacemente a tutti quelli che abbiano compiuto dal dodicesimo anno di età in poi. Padri leggetelo ai figli e prendetevi l’occasione di andare a fare un giro per il Mugello, fermatevi a mangiare una ficattola col prosciutto a Firenzuola, fate due chiacchere con i paesani e segnatevi le date delle feste patronali. Poi andate a fare un salto dalle parte dove lavora indefesso il cantiere dell’alta velocità, mettetevi comodi, portatevi un cuscino o una coperta, sedete per terra in silenzio e osservate. Osservate come si ammazza Dio.

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venerdì, 16 febbraio 2007

17/02/2007

 

Vicenza

 

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giovedì, 15 febbraio 2007

Pre adolescenti

Ve la ricordate quell'età insostenibile in cui vi sono partiti gli arti? Si quell'età in cui il vostro corpo ha cominciato ad allungarsi in maniera dismetrica, in cui le vostre reazioni all'ambiente erano sempre eccessivamente poco calibrate, in cui l'appetito si è fatto compulsivo o è cessato del tutto. in cui avete smesso di parlare, o avete cominciato a scoprire le prime germinali pulsioni dell'eros?

Erano i tempi delle medie. E che tempi. Mi pagassero non ci tornerei neppure per svariati milioni di euro. Ero lo zimbello della classe e ricordo ancora con mestizia quando su un muro adiacente all'aula terza E vidi l'orribile grafia che diceva: "Chi legge sta col Gasparri". Ancora peggio di "buco chi legge"

Ma andiamo oltre, questo è un post in divenire, dove ho deciso che le idee verranno scritte via via che mi si affacciano alla testa.

L'altra mattina stavo terminando un incontro con una classe delle medie sul genere letterario Horror. Il laboratorio, un percorso di scrittura creativa di genere, aveva prodotto discreti risultati, e mi aveva impressionato constatare come anche i più avversi a tracciar due righe in croce, si fossero sentiti stimolati a scrivere il loro bel raccontino da cinebrivido Wow.

Alla fine dell'incontro ecco che mi ti si avvicina il soggeto più assurdo del gruppo, ce lo avete avuto tutti in classe, il simpatico dissacratore, testa rotonda capelli a spazzola...Di lui si capisce quasi subito che è più è portato per aprire una tabaccheria o una ditta di idraulica che cimentarsi con la filologia romanza. Fatto sta che non so come mi porge una copia di Glamour aperta al paginone centrale, dove una modella da urlo smostra se stessa e un completino lingerie floreale con sullo sfondo un paesaggio cupo industrial, fuori fuoco. Strawow. Tigri e metrassi, penso.. ma con la faccia del compunto educatore... Angelli e coltelli e orbite lunari... Ma con la voce posata e composta di chi ne ha visto di mondo, e nel suo covello di sacertà offre rifugio all’educando assetato di conoscenza.

Dico,: Dimmi o pulcherrimo figliolo, cosa turba il tuo animo a tal punto da venirmi a sottoporre codesto tronco di fic.. ehm codesta immagine di tant’esplicità procacità

-Eh certo, dice proclitico l’uggioso nano quadrato, anche voi a tenere in biblioteca certe cose un va mica tanto bene.

- Oh codesta poi, rimbrotto l’implume Ate, dai a me e, di repente, leati, dio bono, largati, seguita verso la porta. Scaccio l’irriverente anfibio con una mezza pedata nel culo e mi accingo, da attento cenobiarca, a sfogliar audace la rivista in cui culi, zinne e amenità carnali compaiono in tripudianti florilegi da ogni minimo angolo del plastificato fascicoletto. 296 pagine. 2 euro, scontato, 1 e 50.

Allibisco. Le mie pupille son tutto un esplorare gli inganni della fotografia. Qelle membra in ombra… quei capezzoli accennati… quegli sguardi da voluttà straporca… e lingue ai davanzali degli incisivi… e cosce tornite… e culi interrogativi… e pellicciotti tardoramantici che tradiscono la visioni di carni procaci e morbide. Vado in trance e rompo i voti, ululando alle quattro anzi alle dieci direzioni la mia bestialità mannara, la mia cruda fame di ottuso testosteronico maschio.

Chiudo di scatto e mi scopro stordito. No. Non sono state le immagini a farmi trasalire all’ultimo momento. Ma la terribile lettura di un testo scritto. Un ermetico sutra, no di più un exemplum tardo medievale, una chiave di interpretazione del mondo e dei segreti della vita: Il decalogo del sesso.

Avvertenza:

Le righe che seguiranno hanno un esplicito contenuto demistificatorio e iconoclasta. Coloro i quali si sentissero previamente offesi dal contenuto dello scritto sono pregati di andarsi a confessare subito dopo averlo letto.

Allora Mosè, spenta la fiamma che ardeva senza fine, discese il monte Sinai portando seco le tavole della legge e gli insegnamenti della Torah. Rivolto al suo popolo, che in quel mentre era in profondissima adorazione di un enorme statua di Totò Schillaci, lo apostrofò dicendo: Genti venute d’ogni parte ascoltate le regole che il signore iddio c’ha dato per vivere in giustizia:

1) Il pene è molto delicato soprattutto nella zona del frenulo

2) Nella fase refrattaria la carica maschile è azzerata

3) Non fate commenti sulla prestazione se non sono positivi: gli uomini sono fragili

4) Il rapporto orale è preferito rispetto alla penetrazione

5) Cambiate tempi, modi e luoghi per aumentare la fedeltà

6) La prima volta non siate aggressive: un’eccessiva carica sessuale crea ansia

7) L’eiaculazione precoce è il problema sessuale maschile più diffuso (30 %)

8) Il piacere sessuale è direttamente proporzionale alla stimolazione del pene

9) Le zone erogene maschili sono concentrate sui genitali

10) Gli uomini hanno fisiologicamente bisogno di eiaculare ogni 7-10 giorni

E il popolo ammutolito da tanta incredibile idiozia fece capoculo e se ne tornò in Egitto, lasciando il povero Mosè a sacramentare balbuziando col fratello Aronne, che evidentemente s’era confuso nel passargli le carte.

In chiusura volevo solo dire che questi sono le basi, i credo i fondamenti etici della classe e del pensiero dominante. So per certo che a voi è noto e che non c’è bisogno di ricordarlo, ma non potevo fare a meno di pensarlo oggi quando,  da Man Power, una capetta dalla voce squillante ostentava con malcelata bramosia il suo lessico aziendale fatto di conference, jobpost, borad, breafing, counseling e chi più ne ha iù ne metta.

Ah! Dimenticavo

Buco chi legge

 

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mercoledì, 14 febbraio 2007

Indovina chi

Ha i capelli stopposi, cotonati, color interni della 127 e radi?

Si

Ha le labbra sottili coronate da un rosario di rughette strinte in una morsa sempre tra l'imprecazione e ruttino acido?

si

Ha gli occhiali con lenti bifocali accucciati a metà naso con la catennlla pendula fin sopra le spalle?

si

Ha una doppia rifoderatura di tartaro su entrambe le arcate dentali e un fiato che sembra d'aver aperto un boccione del laboratorio di scienze  contenete la testa di un agnello bicefalo del 1750, messo sotto formalina da Linneo?

si

E' la pofessoressa Giorgioni delle medie

Si hai indovinato. Che culo hai vinto ye ye

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mercoledì, 07 febbraio 2007

Sono un tipo inaffidabile.

Ovvia giù. Diciamocelo chiaro, da quando ho scoperto di essere un tipo inaffidabile la mia vita è migliorata notevolemnte. All'interecettazione della consapevolezza il mio corpo ha smesso di reagire in maniera convenzionale e, siamo franchi, anche eccessivamente borghese e vetero conservator-reazionaria. Così adesso piscio dal culo a spruzzo quattro cinque volte il giorno, ho riodotto le necessità alimentari a due marie a colazione, dormo ad intervalli di un quarto d'ora ogni due ore e in quei quindici minuti benedetti ho incubi di morte e devastazione. Ma sono un taoista, anch'io come i grandi manager, i direttori d'orchestra, gli stradini catanesi ho letto e riletto Sun Zu L'arte della guerra, so di per certo che tutto questo mi porterà un gran bene, e infatti stamani i due incontri che ho tenuto con due classi della seconda media sul genere letterario Horror sono andati benissimo. Dal dietro delle mie occhiaie bela-lugosiane, con una probabile fiatella da epatopatico e una cadenza da "gli ultimi giorni di Yul Brinner", devo aver fatto certamente un grande effetto. Classi soddisfatte, e maestre arcicontente mi hanno salutato toccandosi chi i coglioni, chi le zinne e facendo strane corna all'intelaiatura delle sedie.Mah. Stamani ero particolarmente ben accetto dalla categoria protetta della struttura che accoglieva i miei incontri, e il suo sguardo, tra l'ammiccante e il compassionevole, dal basso verso l'alato a causa di una gobba deformante, celava una recondita comprensione del mio stato, come a dire: ce ne hai messodel tempo per capire che sei dei nostri.

Inaffidabile è bello. Dovrebbero darci un foglio e una pensione. Saremmo così liberi che so di firmare assegni,  entrare nei privè esclusivi delle feste dei vip, avere un posto come commesso in parlamento, sfondare nel mondo della politica, creare delle società totalmente inaffidabili.

Via adesso esco vado a vedere se rifilo qualche patacca o una decina di mezze verità. Certo potrei anche esibirmi nel numero "Sono un tecnico con esperienza decennale nel campo del..." vediamo,  mi lancierò sul momento all'improvvisazione. Poi magari vi racconto.

 

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venerdì, 02 febbraio 2007
Concorsi pubblici ad personam, offerte di lavoro come specchietti per le allodole nella complicata rete dei CPI (centri per l'impiego), banche dati Eures, appalti, gare e concorsi. Era più divertente Silvan, o Toni Binarelli. Che capigliature rassicuranti, che modi gentili da illusionisti votati al trucco con finalità ludiche. Che tempi ragazzi! A signa oggi c'è il mercato. in queste quattro righe c'è già abbastanza materiale per una puntata di Ai confini della realtà. Tanananananananaaaaaaaaaaaa 
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sabato, 27 gennaio 2007

Rotzo

 

Cari amici vicini e lontani

buen fin de semana.

Me ne vado tra i Cimbri in quell'isola linguistica che si trova  tra Roana e Rotzo sull'altipiano di Asiago, dove i vecchi del posto parlano un idioma che non è più: il cimbro

postato da: giasper alle ore 08:21 | Permalink | commenti (5)
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